BUSTO ARSIZIO – Potenziata all’ospedale di Busto Arsizio l’offerta in ambito oncologico. A partire dalla fine di maggio nel reparto di Oncologia attualmente diretto dal dott. Giorgio Reguzzoni è stata attivata una seconda camera sterile necessaria per il ricovero dei pazienti sottoposti all’autotrapianto di cellule staminali emopoietiche, un trattamento che prevede un ciclo di chemioterapia ad alte dosi previo prelievo di cellule dal malato che vengono successivamente reinfuse. Tale procedura viene utilizzata per la cura di alcuni tumori del sangue.
La stanza è ubicata al secondo piano dell’unità operativa (padiglione Tognella-Schapira) accanto all’altra allestita nel 1999, quando il presidio bustocco ha avviato l’attività di autotrapianto, una metodica all’avanguardia iniziata dall’allora primario Luigi Montalbetti che tuttora collabora con il reparto.
Dal 1999 a oggi i trapianti effettuati dall’Oncologia bustocca in collaborazione con la struttura semplice di Emaferesi, di cui è responsabile Giovanni Crovetti, sono stati 83 su 73 pazienti. Da gennaio a oggi ne sono stati eseguiti 8 su sette pazienti (11 nell’arco del 2008). L’obiettivo è di arrivare a 17-18 procedure l’anno.
L’autotrapianto
La terapia è destinata a pazienti adulti che sono affetti da tumori del sangue quali mielomi, linfomi e leucemie a seguito di una valutazione effettuata da un’equipe multidisciplinare.
La procedura prevede la staminoaferesi, cioè la raccolta di cellule staminali dal sangue periferico del paziente attraverso un prelievo effettuato con un’apparecchiatura chiamata "separatore cellulare". Le cellule vengono poi criopreservate in azoto liquido (- 190 °C) in attesa di essere reimmesse nel corpo del paziente.
A questo punto arriva per il paziente la fase che prevede la chemioterapia ad alte dosi, un’aggressione forte alle cellule tumorali ma anche alle cellule sane che non potrebbe essere tollerata dall’organismo se non ci fosse la possibilità di reinfondere le staminali, progenitrici degli elementi che formano il sangue prelevate dal midollo sano, che consentono di rigenerare globuli rossi, bianchi e piastrine.
Il trattamento dura complessivamente dalle tre alle quattro settimane, nel corso delle quali il paziente rimane isolato nella camera sterile. La stanza è dotata di un letto protetto posto sotto una sorta di "baldacchino" dal quale proviene un flusso d’aria purificato. In questa fase - detta di aplasia - è necessario anche l’isolamento dai parenti, che possono accedere a un salottino attiguo separato da una vetrata e con i quali il paziente può comunicare tramite citofono.
"L’autotrapianto – spiega Giorgio Reguzzoni, responsabile dell’Oncologia a indirizzo ematologico – si pone come un’alternativa alla chemioterapia standard che consente importanti risultati sia in termini di miglioramento della qualità della vita sia di possibilità di sopravvivenza, pur con qualche rischio innegabile. In particolare, questa procedure può essere impiegata per il trattamento di tumori del sangue quali il mieloma multiplo, i linfomi in recidiva e le leucemie acute".
Questa complessa procedura, di cui è referente organizzativo di reparto il dott. Gaetano Brambilla Pisoni, fa parte di un progetto aziendale che coinvolge anche gli ospedali di Tradate e di Saronno.
"Con l’attivazione della nuova camera sterile a Busto Arsizio – sottolinea il direttore generale dell’Azienda Ospedaliera "Ospedale di Circolo di Busto Arsizio Pietro Zoia – abbiamo ulteriormente potenziato la risposta alle patologie neoplastiche per i pazienti dei nostri tre ospedali. Si tratta di una procedura all’avanguardia ormai consolidata grazie al lavoro multidisciplinare dei nostri specialisti".
29/05/09