Stamattina l’incontro nel presidio di Busto Arsizio per studiare soluzioni condivise. Primo passo: individuare le persone che trovano rifugio nella struttura sanitaria e i loro bisogni
BUSTO ARSIZIO (VA), 16 FEBBRAIO 2010 – Clochard in ospedale, l’Azienda Ospedaliera chiama a raccolta le istituzioni della città di Busto Arsizio per individuare soluzioni condivise. Anche se nel caso del presidio bustocco si tratta di un fenomeno di esigue proporzioni, è certamente una questione che deve essere affrontata insieme al Territorio.
E stamattina in ospedale il direttore generale dell’Ao, insieme al direttore sanitario aziendale Brunella Mazzei, al direttore amministrativo aziendale Angelo Bani e ai responsabili dell’ospedale, ha incontrato i rappresentanti del Comune (l’assessore ai Servizi Sociali Mario Crespi), della Chiesa (monsignor Franco Agnesi), delle Forze dell’Ordine (Antonia Fastro della Polizia Locale, il maresciallo dei Carabinieri Francesco Caseri e il vice dirigente del Commissariato di Polizia Alberto Blandini oltre al responsabile del posto di Polizia dell’ospedale Salvatore Filingeri) e di Agesp (la presidente di Agesp spa Giuseppina Basalari e il responsabile del settore Igiene Ambientale Carlo Cavalli) per avviare un tavolo di confronto sul tema.
"E’ ovvio – ha sottolineato il dg Zoia – che si tratta di persone in grande difficoltà, che hanno necessità di trovare un luogo dove trascorrere la notte e ripararsi dal freddo inverno. In sinergia con le istituzioni cittadine è importante trovare soluzioni concrete ad un problema che è di tipo sociale e di ordine pubblico e ringrazio tutti coloro che sono intervenuti per la disponibilità e sensibilità dimostrate".
Dall’incontro di oggi è emersa una strategia comune per circoscrivere e analizzare questo fenomeno, che riguarda in generale i nosocomi e i luoghi pubblici come le stazioni ferroviarie, nell’ottica dell’inclusione sociale dei senzatetto ma anche tenendo in considerazione le esigenze di sicurezza di operatori sanitari e pazienti.
Il primo step deciso dal tavolo interistituzionale è stato quello di procedere in primo luogo con l’individuazione delle persone che si rifugiano in ospedale e verificare i loro bisogni.
"L’ospedale, per la sua peculiare funzione e attività, non può essere blindato – prosegue il dg - . I controlli delle forze dell’ordine sono costanti e la struttura è videosorvegliata, ma è compito condiviso da tutti i soggetti presenti al tavolo quello di approntare soluzioni concrete e durature nel tempo. Tutti i partecipanti all’incontro si sono detti concordi sulla necessità di creare un patto di fiducia con queste persone bisognose di aiuto anche per prevenire che interagiscano negativamente con la collettività".
L’Azienda Ospedaliera sta programmando un analogo incontro anche nella città di Saronno, sede di un altro degli ospedali che la compongono.
Per informazioni alla Stampa: Francesca Indraccolo, addetta stampa dell’Azienda Ospedaliera "Ospedale di Circolo di Busto Arsizio" (Osp. Busto A., Saronno, Tradate) tel. 0331-699284, E-mail: findraccolo@aobusto.it.